LA FIBROMIALGIA, QUESTA SINDROME SCONOSCIUTA E TEMUTA. Prof. Alessandro Mahony

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Attualmente si stima che il 3-5 % della popolazione italiana (e più di 14 milioni in Europa), in maniera assai prevalente il sesso femminile, sia colpito da una malattia “emergente” denominata “fibromialgia”. Tale percentuale sembra essere in aumento in maniera esponenziale.

Purtroppo molti/e di queste pazienti vengono scambiate per moderne isteriche, depresse o pazienti con disturbi di personalità. Queste sono semplificazioni errate che non portano né alla comprensione né ad una efficace terapia né medica né psicologica.

Per cercare di capire cosa sia questa “nuova” malattia dobbiamo cercare di

allargare le nostre conoscenze di psicologia, psicofisiologia e neuroscienze.

La fibromialgia (FM) è una sindrome cronica spesso invalidante. Il sintomo principale è il dolore diffuso che si manifesta a carico dei tessuti molli extrarticolari, come muscoli, tendini e fasce muscolari; ma questi dolori sono accompagnati da una serie numerosa di altri sintomi che troppo spesso sono stati visti isolatamente e rendono la diagnosi più difficile se non impossibile. In seguito ai criteri di diagnosi dell'American College of Rheumatology del 1990, nel 1994 è stata riconosciuta a livello internazionale come malattia facente parte delle malattie reumatiche con la “Dichiarazione di Copenhagen”, a seguito della quale l’Organizzazione Mondiale della Sanità l’ha inclusa nella Classificazione Internazionale delle Malattie.

Non è quindi una malattia rara, ma anzi tra le malattie reumatiche (sempre se di reumatica si tratta) risulta seconda solo all’artrosi.

Essa viene generalmente essere classificata in “primaria” quando non sembra essere associata ad altre patologie, o in “secondaria” quando e’ associata ad altre malattie (o causata da esse, es. in conseguenza ad una artrite).

Il fatto che sia una malattia quasi esclusivamente femminile, sempre se siamo davvero in grado di diagnosticare correttamente la malattia nei due sessi, porta a farsi numerose domande sul perché sia eventualmente così e che tipo di terapia utilizzare.

Domande di questo tipo al momento sembrano non avere ancora risposta, ma solo ipotesi.

Sintomi

L’elenco che segue vuole essere riassuntivo, ma purtroppo non risulta esaustivo.

-  Dolore riferito in tutto il corpo. I pazienti dicono provano dolore dappertutto, dalla testa ai piedi. I dolori sono riferiti alla muscolatura e alle articolazioni; iniziano a volte subdolarmente uno alla volta e solo dopo anni magari la malattia mostra il suo vero volto, altre volte insorgono tutti insieme quasi da un giorno all'altro.

- Stanchezza. I pazienti si sentono sempre stanchi e svuotati, e durante il giorno fanno fatica a svolgere le loro attività quotidiane anche se semplici.

- Rigidità muscolare. I muscoli di questi pazienti sono spesso rigidi e contratti, in particolar modo al risveglio ma anche in seguito a movimenti seppure piccoli. Provano poi molta fatica in tutti i loro movimenti.

- Disturbi del sonno. I pazienti fibromialgici soffrono spesso di insonnia cronica oppure misinterpretano le ore di sonno dormite e la qualità del sonno. In genere quindi questi pazienti non hanno un sonno adeguato e riposante, si svegliano più volte durante la notte e si alzano spesso più stanchi di prima. La notte poi  soffrono spesso anche di crampi e della “sindrome delle gambe senza riposo”.

- Cefalea ed emicrania. Spesso il mal di testa cronico è uno dei primi sintomi che risulta dall’anamnesi dei pazienti.

- Alterazioni delle percezioni. Un cosa importantissima è che tutti i sensi risultano essere alterati nei fibromialgici. Essi non hanno una “normale” percezione della temperatura, del caldo e del freddo anche a livello periferico; possono provare fastidio agli occhi ad una normale illuminazione, i suoni ad un livello di ascolto normale possono risultare per loro assai disturbanti, così come disturbanti possono essere normali profumi o i gusti dei cibi.

- Disturbi gastrointestinali: in una elevata percentuale di pazienti risultano gastrite e sindrome del colon irritabile. La digestione è spesso lenta e l'alveo irregolare.

- Alterazioni dell'equilibrio. I soggetti “sbandano” come se soffrissero di sindrome del labirinto. A questo sintomo si associano spesso acufeni e ronzii.

- Dismenorrea, vaginismo e dispareunia. I rapporti sessuali per le donne fibromialgiche sono spesso molto dolorosi, e per questo esse tendono ad evitarli, con conseguenti ripercussioni negative sulla loro femminilità ed autostima.

- Tachicardia con cardiopalmo, dolori condrosternali ed intercostali, uniti a difficoltà respiratori, tanto che spesso questi  malati pensano di stare per avere un infarto.

- Disturbi cognitivi: perdita di memoria, difficoltà di concentrazione, confusione mentale. Tali sintomi in inglese vengono definiti “fibrofog”.

- Allergie multiple. Si ha spesso un un quadro da intolleranza chimica multipla da farmaci, cibi, o sostanze di altro tipo.

- Ansia, depressione, attacchi di panico. La presenza di queste due patologie ha per lungo tempo fatto pensare ad esse come causa della sindrome fibromialgica, idea perpetuata anche dal fatto che a soffrirne siano quasi esclusivamente soggetti di sesso femminile appunto, più facilmente classificabili dicevamo come isteriche, nevrasteniche o soggetti in cerca di attenzione. Questo è facilmente smentibile per il fatto che in realtà solo una percentuale di malate soffre ad esempio di depressione (più facilmente di una sindrome ansiosa), e per lo più queste pazienti sono molto “agguerrite” nella lotta contro la propria malattia.

Sembra purtroppo essere troppo sottovalutato il fatto che disturbi dell’umore insorgono in un percentuale non indifferente in seguito a malattie con dolori cronici.

I dolori e i sintomi sono generalmente aggravati da eventi quali cambiamenti di temperatura o di stagione, fattori ormonali (dolori mestruali o problemi alla tiroide), oppure stress psicofisiologici (es. turni lavorativi pesanti, problemi economici o liti familiari).

Diagnosi

Al giorno d’oggi non sembrano esistere segni diagnostici o esami di laboratorio caratteristici che possano permettere una diagnosi certa. La diagnosi è quindi eminentemente clinica ed è una diagnosi che spesso si fa per esclusione. Bisogna quindi stare molto attenti ad escludere innanzitutto altre patologie che ne simulano i sintomi, come ad esempio reumatismi, ipotiroidismo, sindrome dolorosa miofasciale o altro.

Escluse quindi patologie conosciute, ci si basa innanzitutto quindi sul dolore riferito dai pazienti, che deve essere un dolore diffuso presente praticamente 24 ore su 24, e che deve essere accompagnato da rigidità muscolare unita ad intensa stanchezza, disturbi del sonno, e spesso disturbi psicologici; questo per almeno tre mesi. Bisogna poi verificare la dolorabilità a punti chiamati tender points: sono punti localizzati in corrispondenza di specifiche sedi tendinee o muscoloscheletriche, che sembrano coincidere con determinati punti rintracciabili sui meridiani nella medicina cinese; se il paziente prova un dolore praticamente insopportabile alla pressione di almeno 11 punti su 18, si può parlare di fibromialgia.

Cause della fibromialgia

Non esiste ad oggi una causa accertata per la fibromialgia. Si suppone che la genesi sia multifattoriale. Iniziamo anche qui un elenco alla ricerca delle possibili, o supposte, cause, lasciando maggiore spazio ai reputati fattori psicologici.

- Traumi fisici. Alcuni soggetti riferiscono di avere sviluppato il dolore tipico della malattia in seguito a traumi del rachide cervicale o danni di altro tipo riguardanti la colonna vertebrale (es. incidenti automobilistici, ernie discali, etc.) Non sembra però esserci un rapporto dimostrato di causa-effetto.

- Agenti infettivi. Alcuni pazienti riferiscono l’inizio dei dolori in seguito a malattie febbrili o malattie infettive croniche virali e non: si pensa ad esempio all’agente eziologico della malattia di Lyme, alla Chlamidya Pneumoniae, al virus dell’epatite B e C, al virus di Epstein Barr o all’Herpes Virus, se non addirittura all’HIV, per non parlare di possibili rapporti con vaccinazioni per le malattie virali e batteriche. Alcuni pazienti risultano positivi a questi test. Sebbene non sia mai stato dimostrato un rapporto di causalità, si ipotizza che alcune infezioni possano comunque agire da fattore scatenante per la malattia, intervenendo nelle alterazioni delle funzioni fisiologiche alterate (o già alterate?) nei pazienti fibromialgici.

- Dolore cronico muscoloscheletrico. Il dolore in soggetti che hanno sofferto di patologie dolorose di altra natura, in genere localizzato, sembra poi ampliarsi e generalizzarsi in tutto il corpo. Così, in una percentuale da non sottovalutare di pazienti sofferenti di artrite reumatoide, low back pain, o lupus eritematoso sistemico, tale dolore sembra espandersi e trasformarsi in dolore fibromialgico. Forse il cervello non ha imparato a gestire in maniera adeguata tale dolore cronico (in maniera cognitiva ed emozionale) ed esso potrebbe quindi avere superato la soglia personale accettabile ed essere “sfuggito” al controllo del malato, facendolo così diventare “fibromialgico”.

- Ipersensibilità a determinate sostanze chimiche. Determinate sostanze come nichel, mercurio, alcuni pesticidi e altre sono tra le più citate come causa possibile della sindrome fibromialgica. Tali sostanze si reputano trovarsi in alcuni alimenti o in impianti nel cavo orale dovuti ad interventi odontoiatrici.

- Fattori genetici. Si ipotizza un coinvolgimento di qualche gene nella predisposizione alla malattia. E’ vero che sembrano esserci casi di bambini che riferiscono gli stessi sintomi tipici della fibromialgia del padre o della madre, e la causa genetica è una fattore assolutamente importante. E’ però anche vero che, allo stato attuale delle nostre conoscenze, non siamo ancora in grado di capire se i dolori riportati da questi bambini (spesso anche maschi), dolori che sicuramente sono reali, non siano invece dovuti alle stesse esperienze familiari (mangiano gli stessi cibi, respirano la stessa aria, etc.) oppure ad una forma di “apprendimento” o di “simulazione” dei genitori.

- Problemi del sonno. Il sonno di questi pazienti sembra non raggiungere la “fase delta”, quella del sonno profondo, necessaria per il riposo, il rilassamento muscolare e per la “ricarica”. Si ha poi un brusco ritorno al sonno superficiale, caratterizzato invece da onde alfa. Già questo fenomeno potrebbe spiegare molti dei sintomi della malattia ed è stato accreditato da alcuni autori come la causa principale di tutta la sindrome.

Terapia farmacologica.

Ad oggi non esistono farmaci specifici per la fibromialgia. Essendo la causa della malattia sconosciuta, si va soltanto a tentativi e si punta principalmente alla diminuzione della componente dolorosa e dell'insonnia.

Gli antinfiammatori non steroidei (FANS) non offrono risultati. Meglio sembrano funzionare i farmaci miorilassanti come la ciclobenzaprina (nome commerciale Flexiban) e la tizanidina (Sirdalud), ma i pazienti stessi continuano ad usare spontaneamente (e purtroppo spesso, data la frequenza e l’intensità dei dolore) antinfiammatori e antidolorifici, prodotti come l’acido acetilsalicilico (es. Aspirina), naprossene sodico (es. Momendol) o paracetamolo (es. Tachipirina) il tutto a massicce dosi, e non sono purtroppo rari i ricoveri al Pronto Soccorso per sovradosaggio o intossicazione da questi farmaci.  

Gli ansiolitici non sembrano avere alcune effetto sulla percezione del dolore in questa sindrome. Si prediligono invece gli antidepressivi. Largamente impiegati già da diversi anni sono stati i triciclici, come ad esempio l’amitriptilina (Laroxyl, considerato spesso il farmaco di prima scelta), anche se poi si è passati ai ricaptatori della serotonina (SSRI) come la fluoxetina (es. Prozac), la sertralina (Zoloft) o il citalopram (es. Seropram).

Un ulteriore passo avanti sembra essere stato compiuto con farmaci che agiscono su più neurotrasmettitori contemporaneamente (noradrenalina, serotonina e dopamina), come la venlafaxina (Efexor) o la duloxetina (Cymbalta). Diversi malati sembrano  trarre benefici invece solo da dopaminergici a basso dosaggio (es. Deniban).

Ulteriori speranze sembravano poi essere state offerte da farmaci antiepilettici come il gabapentin (Neurontin) o un suo derivato, il pregabalin (Lyrica), ma i risultati sembrano essere deludenti, oltre ai numerosi effetti collaterali riferiti.

Data la scarsa qualità del sonno, si cerca spesso di aggiungere farmaci che possano aiutare nell’addormentamento o a diminuire i frequenti risvegli, come ad esempio il lorazepam (Tavor) o prodotti più naturali come la melatonina.

Ma questi farmaci hanno veramente un effetto ? In pratica, no. In genere, se si hanno effetti, si hanno solo a breve termine dall’inizio della terapia, poi i dolori tornano e si necessita di un aumento delle dosi, cosa che sembra aumentare soltanto il rischio di effetti collaterali. Così, anche un cambiamento di farmaco dopo ogni flop crea un temporaneo sollievo, ma poi i sintomi ritornano, rendendo cosi la vita di questi pazienti praticamente infernale.

Terapia non farmacologica

- Medicina omeopatica. I rimedi maggiormente usati sono l’Arnica e il Rhus Toxicodendron. I rimedi omeopatici sono molto ricercati dai malati di fibromialgia, e qualcuno riferisce effetti positivi anche a medio termine (effetti reali o dovuti al placebo ?).

- Terapie fisiche. Stimolazione elettrica transcutanea (TENS), ionoforesi, massaggi, shiatsu. I risultati sono assai dubbi. L’unica terapia realmente efficace risulterebbe essere la TENS. Per quanto riguarda i massaggi, bisogna stare attenti che le manipolazioni non peggiorino il dolore invece di alleviarlo: la muscolatura (che nei pazienti fibromialgici appunto è perennemente contratta) infatti va adeguatamente rilassata, e servono quindi specialisti che conoscano bene la malattia (il massaggio thailandese ad esempio e’ assolutamente da sconsigliare). 

- Ginnastica. Alcuni esercizi, comunque blandi, possono aiutare a gestire meglio il dolore, non riducendolo, bensì “ingannando” il cervello: l’attività muscolare provoca dolore, ma il paziente interpreta questi dolori come appunto dovuti all’attività fisica e dà ad essi una spiegazione cognitiva diversa, evidentemente meno “fastidiosa” (“se il dolore e’ dovuto alla ginnastica, allora non è dovuto alla fibromialgia...”). Non bisogna poi dimenticare la produzione di neurotrasmettitori e di endorfine dovuta all'attività fisica. Il tai chi chuan, composto da movimenti lenti e fluidi, sembra essere una delle migliori attività.

- Agopuntura. Alcuni pazienti riferiscono benefici, altri peggioramenti (proprio per il dolore provocato dall'infissione degli aghi). L'eccesso di Yang sembra però essere una spiegazione valida, in medicina cinese, di diversi sintomi e per programmare delle linee guida per il trattamento.

- Terapie alternative: es. reiki o pranoterapia. Anche se molti vi si rivolgono, i risultati sono scientificamente assai dubbi. Probabilmente dietro la scelta di queste terapie va considerato il fatto che questi/e pazienti hanno un enorme bisogno di essere toccati “amorevolmente”.

- Sembrerà assurdo, ma molti specialisti consigliano alle donne fibromialgiche di  fare intensa attività sessuale. Fino a poco tempo fa, infatti, molti pensavano che la fibromialgia fosse la malattia delle “donne che non fanno sesso”. Ciò oggi  è  risultato falso, anche perché insistere con questo tipo di “cura” spesso invece peggiora i sintomi oltre che minare l’autostima femminile di quelle donne che si sentono ormai incapaci di amare soprattutto fisicamente a causa dei dolori. Vedremo poi adesso che consigliare, da parte di medici incauti, di avere rapporti sessuali in maniera “forzata” con persone in realtà non amate può soltanto peggiorare la situazione di molte pazienti.

- Considerazioni psicologiche sulla malattia. Non si è ancora vista sinora nessuna paziente donna che non sia stata vittima di un trauma prima dell’insorgenza della malattia (il fatto che lo ricordi coscientemente o meno è irrilevante). Ma qui dobbiamo fare un'osservazione importante. Il trauma non deve essere un avvenimento “normale”, come può essere un lutto di una persona anziana in famiglia, ad esempio, bensì un trauma che colpisce una donna nella sua intimità od interiorità, come un abuso sessuale (una percentuale enorme di fibromialgiche in letteratura, circa l' 80 ha avuto abusi sessuali e maltrattamenti in giovane età), o un abuso psicologico, o mobbing lavorativo, o ancora la visione da bambine dei genitori che litigavano in maniera violenta, con la madre in genere vittima della violenza. E’ difficile dare per ora un termine adeguato a questo tipo di violenza (anche la perdita di un figlio sembra essere una buona motivazione per poter sviluppare fibromialgia, o avere un figlio portatore di handicap), ma può sembrare la strada giusta.

La sindrome fibromialgica non si sviluppa immediatamente dopo un trauma, ma anche dopo anni. Ad esempio una ragazzina che ha subito uno o più abusi sessuali all'età di 15 anni può iniziare ad avere diversi dolori, ma la fibromialgia vera e propria si svilupperà magari dopo i 30 anni.

Si può ritenere quindi che la fibromialgia sia simile al Disturbo Postraumatico da Stress (PTSD), ma sembra che i sintomi della prima siano correlati solo al tipo di trauma descritto e che colpisca appunto quasi solamente le donne, probabilmente per fattori psicologici e di ruolo oltre che ormonali.

Facciamo qui notare una cosa. In seguito all'attacco alle Twin Towers del famoso 11 settembre non si sarebbe registrato un aumento dei malati di fibromialgia. Questo fa riflettere su due cose importanti:  la tipologia del trauma e il tempo che deve trascorrere dopo il trauma. Per quanto riguarda il primo punto, lo shock dovuto all'attacco alle Torri Gemelli ha avuto implicazioni di massa, sociali e politiche, si suppone che difficilmente abbia intaccato una donna sigìngolarmente nella sua femminilità. Per il secondo punto, solo il tempo sarà dirci se e quali soggetti che hanno vissuto in prima persona (e forse anche non) svilupperanno questa sindrome, dando o no ragione alle teorie su di essa.

- Altro fattore da citare: la fibromialgia sembra essere una sindrome tipica delle società industrializzate; non sembra esistere nei paesi come l'America del Sud, ad esempio. Non è però chiaro se sia a causa dello stile di vita, di pensiero, di abitudini, di stress, o per altre motivazioni come il cibo, l’inquinamento, o altro.

- Non indifferente è il numero di pazienti con disturbi di personalità, motivo forse anche questo della non efficacia dei farmaci (non esistono infatti farmaci risolutivi in questi casi). Importante è non confondere la causa con l’effetto, cioè NON sono l'ansia o la depressione o altri disturbi psicologici, sembra, a scatenare la fibromialgia, ma fattori che stiamo cercando di delineare sempre meglio. Per questo la ricerca deve andare avanti. E' quindi un quadro assolutamente non  assolutamente facile da trattare.

- I dolori della fibromialgia non sono poi esattamente asimmetrici. I pazienti riferiscono dolore ovunque, ma ad un attento esame l’intensità risulta invece asimmetrica, con prevalenza a destra o a sinistra del corpo. Perché mai ? Verificando quindi i riflessi patellari, ad esempio, anche essi risultano diversi per le due gambe, a seconda del lato più o meno dolorante del corpo. Questo propone domande di carattere neurologico e apre il campo ad ipotesi sino ad ora probabilmente inesplorate.

- Le terapie psicoterapeutiche “classiche” (es. anni di psicoanalisi) sembrano non  offrire risultati. Si hanno molti casi di pazienti in analisi (adesempio freudiana  o junghiana) anche da anni dopo l'insorgenza della malattia che non hanno avuto alcun giovamento, ma si sa anzi che la psicoanalisi può essere iatrogena. Le terapie cognitivo-comportamentali offrono invece più speranze. Hanno il vantaggio di essere più scientifiche e facilmente valutabili, ma i risultati sono comunque blandi e da interpretare.

- Si intende qui porre particolare attenzione a tecniche che “lavorano” sul corpo come ipnosi e meditazione, principalmente per due motivi. Il primo è che queste tecniche hanno l’effetto di riequilibrare il sistema nervoso periferico nelle sue componenti del simpatico e del parasimpatico, ottenendo così un rilassamento profondo (ad esempio il cervello raggiunge finalmente la fase delta), e alzando perciò la soglia del dolore. In questo stato i due emisferi cerebrali si sincronizzano, riuscendo così a scambiarsi meglio le informazioni, dando appunto la possibilità cosi’ di metabolizzare i traumi subiti.

- Agli effetti psicofisiologici viene a sovrapporsi una nuova coscienza del proprio vissuto e del proprio stato, con una nuova concezione della malattia e di se stessi. I soggetti così riescono a rielaborare meglio e cercano di scrollarsi di dosso i dolori del passato e di rielaborare in maniera più funzionale quelli purtroppo presenti, oltre che di rifarsi una vita con persone nuove, affetti diversi (molti legami delle pazienti fibromialgiche sono patologici – mariti sbagliati, amici sbagliati e cosi’ via), professioni diverse e così via dove possibile. Non si possono fornire risultati definitivi, ma sembra che gli effetti sul dolore si mantengano anche a distanza di oltre 12 mesi.

Conclusioni:

La ricerca deve oggi puntare alle tecniche di Neuroimaging, come la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la Tomografia ad emissione di positroni (PET) e la tomografia computerizzata a emissione di fotoni singoli (SPECT). Questo perché si imparerà così a capire sempre meglio come il cervello lavora in questa patologia, quali neuromediatori (neurotrasmettitori come la noradrenalina, serotonina o la dopamina) sono coinvolti e come possono funzionare i farmaci, vecchi e nuovi, nella terapia di questa sindrome. I primi risultati sembrano mostrare che nel cervello ci sono dei cambiamenti reali, contrariamente a chi sostiene ancora che la fibromialgia non esiste perché dato che tutti gli esami possibili (ematologici, radiografici e altri) sono sempre negativi, allora sono i pazienti che si inventano la malattia.

Alcune ricerche ad esempio hanno mostrato come nella malattia ci sia una elevazione della sostanza P nel fluido cerebrospinale.  Abbiamo poi evidenze di un alterato flusso cerebrale a livello del talamo e del nucleo caudato.

Sempre maggiore interessa inizia ad avere poi la dopamina, il “neurotrasmettitore della felicità”, essendosi visto che questi pazienti hanno una carenza di dopamina che potrebbe quindi spiegare una aumentata sensazione dolorosa e molti altri disturbi.

Accertamenti tramite la risonanza magnetica spettroscopica (MRS) hanno poi mostrato una disfunzione dell'ippocampo e una bassa concentrazione di acido naftalenacetico (NAA), fattori che dimostrano quindi un disturbo neurologico o metabolico dell'individuo.

Si vede quindi come la fibromialgia sia una malattia assai complessa. Quali sono le cause e quali gli effetti ? Tutto sembra ancora confondersi, in maniera tale che attualmente siamo ancora lontani da qualsiasi minima soluzione. E che specialista deve realmente occuparsi della terapia ? Attualmente abbiamo quindi: una cura farmacologica basata su antidepressivi (più che altro per “accontentare” il paziente che porta quindi a casa il suo farmaco), una terapia psicologica (attenzione a quale genere), una mirata attività fisica, tecniche psicologiche a mediazione corporea. Le ultime due cose supponiamo (l'esperienza insegna e ora anche le ricerche più moderne lo fanno pensare) diano risultati migliori e possano condurre ad una probabile guarigione.

Le evidenze cliniche riportano forti e quasi sempre pregressi stress che non possono essere ignorati. Risulta quindi una malattia sociale che va anche affrontata alla radice anche con una forte prevenzione dove possibile (es. lotta al mobbing lavorativo, prevenzione degli abusi sessuali). Ed è anche una malattia che non può essere combattuta e vinta solo con i farmaci. Il grosso problema è che molti, troppi pazienti, non vogliono accettare la componente psicologica e il dover ricorrere ad un esperto del settore. I pazienti negano spesso il loro vissuto emotivo e cercano la cura nei farmaci; ma se la fibromialgia ha una forte componente psicosomatica, risulta appunto necessario lavorare anche su ciò che si ritiene importante in questa patologia, cioè sulle problematiche sopra citate. 

Ci vuole una nuova cultura di questa malattia (come di altre) dove il malato non sia più e non si senta più solo spettatore della sua patologia ma diventi anche parte attiva nella terapia, e questo in molti sensi. Troppo spesso si sono visti malati fibromialgici “psichiatrizzati”, con l'unico effetto di fare sentire peggio chi ne soffre, e con evidenti problematiche nella terapia.

Utile sarà anche sviluppare il ramo della psicologia dell’emergenza, in modo da bloccare sul nascere il rischio di questa patologia in soggetti a rischio.

Medici e psicologi (seriamente preparati) dovranno quindi collaborare sempre più spesso per il bene del paziente, ognuno portando le proprie esperienze e arricchendole con quelle degli altri.

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Secondo alcuni autorevoli testi di tecnica di aeronautica, il calabrone non può volare, a causa della forma e del peso del proprio corpo in rapporto alla superficie alare. Ma il calabrone non lo sa e perciò continua a volare. (Igor Sikorsky).




E' nel momento in cui dubiti di volare che perdi per sempre la facoltà di farlo. Non scordiamo mai che più ci innalziamo e più sembriamo piccoli agli occhi di coloro che non sanno volare.

Quindi ... non preoccupiamoci degli altri ma ... pensiamo a volare ^_^ (Cinzia C.)